giovedì 1 dicembre 2011

Cassandra, Tunuè, De Cataldo

Il motivo per il quale ho deciso di abbandonare Cassandra, romanzo grafico che sarebbe stato edito dalla Tunuè, tratto da un raccolta di racconti di Giancarlo De Cataldo: "Teneri Assassini".

Se volete avere informazioni mandate una mail a marcotalia@yahoo.it, o rimanete sintonizzati su questo blog.
Spiegherò il tutto in maniera dettagliata.

venerdì 14 gennaio 2011

La questione dell'editoria Italiana

Ho avuto modo di riflettere, riflettere sul nostro lavoro e sulla crisi che sta vivendo il mondo dell’editoria in generale e in particolar modo dell’editoria a fumetti.
Ho seguito tutte le vicende mediatiche l’incontro a Lucca e i commenti sui vari blog, Recchioni, Stassi e Valenti.
Il problema dei pagamenti agli autori da parte delle case editrici è solo lo specchio di un problema più a monte. Gli editori possono permettersi di pagare poco perché vendono poco, e questo è un dato di fatto.
All’inizio sono stato molto pessimista, l’editoria sta morendo? Il romanzo è il fumetto sono dei mezzi espressivi, dei media (come direbbe il buon McCloud), rimpiazzabili da altri media, come ad esempio il cinema o i videogiochi?

Cosa ha di diverso il cinema, per esempio, dal fumetto?
1-È di più facile assunzione.
Un film dura due ore al massimo, al limite ti puoi annoiare per due ore, poi tutto finisce li, senza ulteriori complicazioni. Questo è vero anche per un romanzo o per un fumetto, possiamo saltare, vedere solo le immagini senza leggere il testo.
2- Un film costa poco.
Questa affermazione è vera solo in parte, ormai un biglietto del cinema costa 7 euro, e dopo aver visto un film non ci rimane nulla, solo un vago ricordo.
3- C’è crisi ovunque, la gente non ha più soldi da spendere per queste cose e preferisce foderare i cuscini con i propri risparmi, in attesa di poter acquistare casa senza dover fare un mutuo di 120 anni.
È vero ci sono pochi soldi! È vero ci sono priorità maggiori! Ma è anche vero che moltissimi ragazzi preferiscono acquistare scarpe firmate da 150 euro o giacche quadrettate tipo Lumberjack per la modica cifra di 500 euro, o acquistare telefonini iper-tecnologici ma allo stesso tempo anche iper-inutili.
Anche questi non sono acquisti fondamentali, possiamo anche vivere senza questi oggetti, e vivere pure bene.

Ma allora quale è il vero problema del fumetto?

Per quanto mi riguarda un primo problema è l’eccessivo costo degli albi, ma come già detto questo è un problema in parte marginale, in via di soluzione con l’avvento delle tecnologie digitali, e facilmente assimilabile all’eccessivo costo di altri beni di consumo. Faccio inoltre notare come in Italia abbiamo in maniera ostinata cercato di avvicinarci a canoni non tradizionalmente nostri, come il fumetto francese, senza cercare di avvicinarci a felici esempi di altre nazioni, come quella nipponica.
Sono rimasto assolutamente stupito dal bassissimo costo dei fumetti in Giappone (e non sto a dire che la vita li costi poco, anzi…), stampati su cartaccia poltigliosa (pulp), e tutti rigorosamente in bianco e nero.
Per un autore di manga realizzare un fumetto a colori è solo una perdita di tempo e di denaro.
Il messaggio arriva lo stesso, il fumetto costa meno sia come realizzazione che come stampa tipografica. E il fumetto è da sempre stato un bene di consumo popolare, più nelle vendite che nei contenuti (vedi Corto Maltese).

Un secondo problema, forse quello più rilevante è la totale mancanza di visibilità. In televisione siamo invasi da qualsiasi tipo di pubblicità, su internet siamo invasi da qualsiasi tipo di reclame: film, videogiochi, scarpe, negozi online, vacanze… c’è di tutto, ma non c’è il fumetto.
Eppure adesso ci sono delle piattaforme digitali che permettono di farsi pubblicità quasi a costo zero. Dico quasi, perché se non investiamo nulla, neanche il nostro tempo o una piccola quantità di denaro, non possiamo sperare di ottenere nulla.
Guardiamo i canali di YouTube per esempio, non solo quelli stranieri, ma anche quelli italiani. Ci sono ragazzi che ottengono centinaia di visualizzazioni giornaliere, e senza neanche troppo sbattimento.
Cosa ne ricavano? Pubblicità personale oltre a qualche guadagno (non di certo entusiasmante) dalla stessa piattaforma con il sistema dei banner pubblicitari e della condivisione dei ricavi.
Ma è la pubblicità ciò che ci interessa, pubblicità a bassissimo costo e a vasta diffusione…
Basterebbe solo regolare il tutto convogliandolo in un unico grande calderone digitale.

Un vecchio amico



Ieri ho ritrovato un vecchio amico con il quale non parlavo da diversi anni.
Pensavo di avere poche cose da dirgli, che mi sarei trovato in estremo imbarazzo, ma soprattutto avevo il terrore di trovarlo totalmente cambiato, che gli fosse cresciuta la barba o che avesse perso i capelli.
Pensavo di essere cambiato anche io, che fossi irriconoscibile, una sorta di nuovo Marco, totalmente diverso da come ero prima, al liceo.
E invece siamo tutte e due uguali, cambiati nel carattere forse, ma solo un pochino.
Ho parlato con lui in webcam per circa tre ore, e mi sono divertito.
Grazie mio “bon ami”, ci sentiamo presto.

lunedì 10 gennaio 2011

Osservazioni allo specchio.



1433 visite.
Sul tavolo da disegno ho un grosso specchio, come la metà dei disegnatori di fumetto (o forse più).
Lo specchio mi serve per riprodurre le espressioni facciali dei miei personaggi, mi ci guardo, faccio le faccine buffe e le ricopio. Lo specchio è sempre lì, anche quando non mi serve.
A volte lo guardo, vedo la mia faccia e mi dico: ”Cazzo vuoi? Stronzo!”, poi però mi scopro a pensare a me stesso, alla vita che faccio, alla vita che vorrei fare…
Questo blog sta diventando una sorta di specchio, uno specchio digitale. Ormai non è seguito più da nessuno, le poche visite sono quasi esclusivamente mie, o di qualche mio sventurato amico, costretto da me a visitare il blog. Tutto ciò fa di me un vero sfigato… e ammetto di esserlo.
Ma almeno una soddisfazione me la voglio togliere, voglio raccontare al mio personale specchio digitale che cosa penso di me stesso, in questo momento. Domani penserò probabilmente dell’altro, mi soffermerò ad oggi.

1. prima di tutto vorrei dirmi: “Cazzo vuoi…stronzo!”
Questo lo dico con il cuore. Lo penso di quasi tutte le persone che mi guardano, pensando che stia buttando al cesso la mia vita.
Adesso lo urlo, una volta per tutte: “Non mi va di vivere una vita già prestabilita da qualcun’ altro. Scuola, università, lavoro, matrimonio e poi figli, sono tutti risultati che vorrei raggiungere, ma non perché mi sento obbligato da qualcuno, ma solo per me stesso. E se così non sarà allora andrà bene lo stesso”.
2. L’università non conta un cazzo. Si, mi sono laureato, e in cinque anni. Mi sono laureato in architettura, perché pensavo che fosse interessante, ma anche perché speravo che mi potesse sedare in qualche modo. Effettivamente durante il periodo di studi mi sentivo parzialmente soddisfatto, lavoravo tutto il giorno, c’erano delle persone universalmente riconosciute come delle persone intelligenti che mi lodavano, avevo la stima dei miei amici e parenti…
Tutte cazzate, l’università finisce, e poi ti trovi a dover rendere conto solo a te stesso. E questo quello che realmente vuoi fare per tutta la tua vita?
Tutti ti stimano perché sei bravo a passare gli esami, quanto vale questa stima?
Le persone che hai attorno ti possono voler bene anche se non sei bravo in qualche cosa, in questa cosa.
E qui arriviamo al punto 3.
3. E’ inutile cercare di soddisfare i desideri dei tuoi genitori. In un modo o nell’altro questi ti vorranno sempre bene, sia che tu faccia l’ingegnere (quale padre non vorrebbe un figlio ingegnere), sia che tu sniffi colla e beva benzina agricola. L’unica accortezza che devi avere e non rompere loro troppo le scatole.
4. Mi sono accorto di avere dei disturbi d’apprendimento. Ho difficoltà a leggere e scrivere. Quando una persona mi parla spesso non riesco ad ascoltarla per più di tre minuti.
5. E veramente importante per me disegnare fumetti? Ad essere sinceri NO.
Disegnare fumetti non è fondamentale, è solo un mezzo espressivo, come tanti altri. Probabilmente se fossi più portato al dialogo, e se avessi attorno delle persone interessate ai miei discorsi non avrei neanche più bisogno di niente, solo di vivere con tranquillità la mia vita.
Il fumetto come dicevo è un semplice mezzo espressivo per il quale penso di essere portato. Per questo mi blocco ogni volta che inizio a disegnare una storia. Perché disegno tropo lentamente rispetto alla rapidità dei pensieri, e spesso quando inizio a disegnare qualche cosa lo stimolo che mi portava a voler comunicare questa cosa è già finito. Le tavole a fumetti diventano banali, perché è come se cercassi di portare me stesso ad una conclusione alla quale sono già arrivato.

1434 visite.
Anche oggi mi sono specchiato nel mio personalissimo utensile digitale.